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Music Village

Sono tornato.
Il cielo e la temperatura mi danno la conferma che anche quest'estate è finita.
Scendo dal ducatobianco ESP, che è stato il mio habitat per le 14 ore precedenti, e fa freddo.
Scendo e sono davanti all'ufficio, di domenica mattina.
Scarichiamo il furgone, ci salutiamo, e andiamo a casa a dormire.

Andare ad un evento è un po' come andare in gita scolastica.
Ne abbiamo parlato io e Ale un giorno, sul furgone, mentre tornavamo dal fare la spesa...
I rapporti con i tuoi colleghi cambiano, si rafforzano.
Si tratta pur sempre di convivenza.
In più c'è la tensione dell'evento, il clima di vacanza, il divertimento, le notti insonni, i problemi da risolvere, gli impegni di ognuno, i ritmi di ognuno, la stanchezza...
tutte cose che contribuiscono a fare dell'evento un'esperienza forte.

Siamo arrivati al villaggio il 29 agosto, dopo un viaggio di 14 ore per tutta l'Italia, e c'era Vic (il capo) che ci aspettava appena fuori dal villaggio, e si vedeva che era contento, stava per cominciare un altro Music Village.
Il Music Village l'ha inventato lui.
E non credo esista nient'altro di simile al mondo.
Spiegarvelo a parole lascia un po' il tempo che trova.
Io stesso per tutto l'anno l'ho raccontato a migliaia di persone, senza sapere realmente di cosa stessi parlando, senza sapere veramente che aria si sarebbe respirata durante l'evento.
Immaginate un villaggio turistico, un villaggio intero, abitato soltanto da musicisti.
Immaginate quante chitarre sono arrivate al villaggio in due settimane.
Immaginate quante canzoni venivano suonate contemporaneamente nel villaggio, sul palco, negli appartamenti.
Immaginate 800 musicisti muoversi da tutta Italia per raggiungere Simeri Mare.
Il tutto ha un qualcosa di affascinante, se ci pensate un attimo.

La macchina organizzativa si mette in moto diversi mesi prima, e non si ferma fino al giorno stesso della partenza: quando sei là capisci perchè.
Coordinare un evento di tale portata, organizzare le giornate di 400 persone non è così facile come potrebbe sembrare, ma fortunatamente siamo una squadra di persone in gamba, e tutto è riuscito (quasi) alla perfezione. Il quasi è dovuto a quelle imperfezioni che per un motivo o per l'altro vengono sempre fuori, ma comunque non vanno ad intaccare la riuscita dell'evento, che manda a casa persone felici, arricchite, divertite.
Che siamo persone in gamba non lo dico per presunzione, lo dico perché è vero, e a volte certe cose bisogna avere il coraggio di riconoscerle.

Penso di non aver mai sentito così tanta musica dal vivo in vita mia.
Penso di non aver mai sentito parlare così tanto di musica.
Ho conosciuto tantissime persone interessanti, che si sono dimostrate pronte a darmi una mano in ogni modo.
Ho conosciuto meglio persone che già conoscevo, a cui ora sono legato in modo diverso.
Ci sono state persone che hanno creduto in me fin da subito, altre a cui ho dovuto dimostrare quanto valgo.
Alcuni non mi hanno capito, ma questo è inevitabile.
Altri mi hanno capito benissimo.
Ho ricevuto complimenti, apprezzamenti. Ho ricevuto critiche.
Ho sbagliato, ho rimediato, mi sono incazzato, ho reagito male, ho chiesto scusa, mi sono affezionato, ho riso e ho fatto ridere, ho parlato davvero tantissimo, mi sono addormentato, come sempre, nelle situazioni più assurde, non ho mollato mai, ho vinto ogni giorno una sfida, ho sopportato senza esplodere, ho contato fino a dieci un sacco di volte, ho lavorato davvero tanto, sono stato al mare, sono stato in piscina, ho cantato, ho fatto il cazzone come al mio solito, ho ringraziato e mi sono sentito dire grazie davvero tante volte.
Ho preso insulti, sono stato al centro, sono stato umile ma anche un po' spaccone, sono stato zitto, ho pensato molto, ho vissuto tutto quanto nel modo migliore, per quanto mi fosse possibile.

Mi sono ritrovato a lavorare con persone veramente in gamba, a partire dai miei colleghi, passando per i collaboratori esterni, i fonici, la sicurezza.
E penso di essere riuscito a ritagliarmi il mio spazio in un gruppo bene o male già collaudato da diversi anni.

E poi c'è stata la musica, in ogni sua forma.
La musica come mercato.
I discografici, i produttori.
I dischi, i demo.
La musica in acustico.
Il palco libero.
Le jam session.
Le esibizioni ufficiali davanti alla commissione.
Le band che provavano in camera.
Le formazioni improvvisate, i bassisti in prestito.
Le jam hip hop.
I metallari scatentati.
Generi diversi che si rispettano, convivono, e si fanno gli applausi a vicenda.
Che bello.

Torno a casa come alla fine di una vacanza, come alla fine di una gita scolastica.
Torno a casa con la mente piena.
Torno a casa con il cuore pieno.
Torno a casa e mi sento parte di una grande famiglia, che è la ESP.
E mi sento fortunato.

Ci sarebbero altre migliaia di cose da dire, tantissimi nomi da scrivere, tantissime persone da ringraziare, tantissimi episodi da raccontare.
Ma non servirebbe.
Chi c'era sa, chi non c'era non capirebbe.
E il post di un blog non darebbe giustizia a quello che è stato Music Village.

Grazie.

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